L’auto? Per gli italiani è anche un’alcova

L’auto? Per gli italiani è anche un’alcova

Una media doppia rispetto a quella degli altri europei: l’Italia vince la classifica di chi usa l’auto per stare in intimità con il partner, tenendo in vita le vecchie abitudini. E intanto arriva il kamasutra delle posizioni che è possibile fare in macchina.

Quanto tempo trascorriamo all’interno della nostra auto? E, soprattutto, in che modo lo passiamo? Questo è il focus di una inchiesta effettuata dalla Citroen, che ha deciso di studiare le abitudini e i comportamenti degli automobilisti di sette Paesi d’Europa (per la precisione, Francia, Germania, Spagna, Polonia, Portogallo, Regno Unito e anche Italia), facendo emergere risultati interessanti e, in alcuni casi, molto curiosi.

Lo studio della Citroen. In complesso, lo studio lanciato dalla casa produttrice francese si chiama proprio “La mia vita in auto”, e rivela che i cittadini europei trascorrono in media 4 anni e 1 mese della loro vita a bordo di una vettura. Non sorprende più di tanto scoprire che al primo posto della “durata”, probabilmente a causa del traffico cittadino, ci sono proprio gli italiani, con ben 5 anni e 7 mesi (per la precisione, 3 anni e 6 mesi al posto di guida e oltre 2 anni da passeggeri).

Come trascorrere il tempo in auto. Gli automobilisti nel nostro Paese, inoltre, scelgono come forma principale di intrattenimento l’ascolto di musica, che supera altre attività come cantare, bere e – con una quota abbastanza alta – il parlare da soli rivolgendosi al cruscotto. Tra le altre risposte curiose ci sono quelle legate all’aspetto estetico: c’è chi si pettina, chi approfitta di soste al semaforo per guardarsi allo specchietto retrovisore o ritoccare il trucco (per le donne), mentre tra gli uomini c’è chi confessa addirittura di essere riuscito a radersi. Inoltre, tra traffico e altri guidatori indisciplinati, i ricercatori hanno calcolato una media di 219 litigi a bordo di un’auto nell’arco di una vita, mentre ben 94 sono le occasioni in cui la macchina diventa testimone dei nostri momenti di tristezza e lacrime, per fortuna superati dalle risate (338 volte).

Fare l’amore in auto. Ma c’è soprattutto un risultato che spiazza: seguendo le antiche abitudini, infatti, gli italiani sono il popolo europeo che si concede maggiori momenti di intimità in auto. Per la precisione, il dato di chi fa sesso in macchina nel nostro Paese è quasi il doppio rispetto a quello delle altre nazioni prese in esame: che sia per mancanza di alternative “domestiche”, per una scappatella o per l’estasi irrefrenabile, insomma, per gli italiani l’auto è spesso un’alcova che accoglie momenti di libido e passione.

Il kamasutra in auto. Ad accompagnare questa notizia, poi, e a sottolineare ancor di più l’importanza dell’auto per appartarsi col partner, c’è anche la pubblicazione del “kamasutra del sesso in macchina”, il Car-Kamasutra disegnato dall’artista spagnolo Javier Navarrete, che mette insieme 20 disegni che raffigurano appunto altrettante possibili varianti per l’amplesso all’interno dell’abitacolo. Spunti che si rivelano interessanti, e che magari possono essere ulteriormente arricchiti grazie all’uso di gadget sexy o abbigliamento erotico, come quello proposto da http://www.sexlovershop.com/ sul suo portale.

Rischio depenalizzato. Per gli appassionati del sesso in auto, inoltre, c’è un’altra notizia utile: gli atti osceni in luogo pubblico, che fino allo scorso anno erano considerati un reato e tra cui ricade appunto l’essere “colti in flagrante” mentre si è in auto con il partner, sono infatti stati trasformati come illecito amministrativo. In pratica, non scatta più la denuncia (e la fedina penale non subisce macchia), ma si rischia “solo” una multa da 5mila a 30mila euro. Ancor più importante sapere che la depenalizzazione ha effetti retroattivi, e pertanto “chi ha riportato, sino ad oggi, una condanna per aver fatto sesso in luogo pubblico o in auto non adeguatamente appartata può ancora chiedere l’annullamento della sentenza di condanna già riportata, se questa non è divenuta definitiva”, come ha chiarito la Corte di Cassazione.


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