La forza di volontà non basta? Ecco come sfruttare il potere delle abitudini positive

La forza di volontà non basta? Ecco come sfruttare il potere delle abitudini positive

 

Rossella, che cosa sono le abitudini e quanto ne sappiamo oggi al riguardo?

 “Le abitudini sono impulsi inconsci profondamente radicati nel cervello. Ann Graybiel, neuroscienziata del MIT (Massacchussets Institute of Technology) in California, ha individuato nel cervello umano le regioni che contribuiscono a impacchettare i comportamenti abituali. Sono il “corpo striato” e un’altra piccola zona del cervello chiamata “corteccia prefrontale infralimbica”. Studiando il cervello di ratti e primati mentre  imparano a svolgere una nuova attività e la  ripetono finché non diventa abituale, Graybiel ha osservato infatti che quando l’azione cosciente diventa un’abitudine in queste regioni del cervello cambia qualcosa: le onde cerebrali rallentano e i neuroni della corteccia infralimbica cambiano il loro schema di attivazione. Sembra che proprio questo rallentamento indichi la formazione di un’abitudine e sia dovuto al fatto che l’attività cerebrale di quella zona è diventata più efficiente e coordinata.Negli esperimenti questo ha trovato una ulteriore conferma: infatti, una volta imparato a seguire il percorso che li portava a un pezzetto di coccolata, anche aggiungendo al premio una sostanza chimica dannosa e sgradevole per i ratti, questi continuavano a seguire lo stesso percorso senza poterne fare a meno: era diventata un’abitudine”.

Accede lo stesso nei cervelli umani?

“Beh..neppure il cervello umano distingue tra buone e cattive abitudini. Anzi, soprattutto quando siamo stanchi o stressati, torniamo alle nostre abitudini quali che siano. Prevalgono comunque le abitudini più  consolidate “

 

Perché questo accade?

” Accade perchè nel cervello ci sono due sistemi in competizione tra loro: il primo che si trova nella regione detta “nucleo caudato”, punta a raggiungere gli obiettivi,  mentre il secondo, nella zona detta “putamen” consolida e gestisce le abitudini.Il sistema che punta agli obiettivi è costoso da gestire, richiede un grande sforzo e molte risorse mentali. Perciò quando è sovraccarico, entra in gioco il secondo sistema, il quale, però, include sia le buone che le cattive abitudini senza distinguerle. ‘ come se il cervello, quando è sotto pressione per raggiungere un obiettivo inserisse il “pilota automatico” delle abitudini, senza però distinguere le buone dalle cattive”. 

 

Sapere tutto ciò come può aiutarci a raggiungere i nostri obiettivi?

“Di notte la nostra forza di volontà si ricarica e così al mattino ne abbiamo ogni giorno una nuova riserva, come racconta Richard O’Connor nel suo libro “Rewire. Change your brain to break bad habits”. Tuttavia quanto più attingiamo alla forza di volontà durante la giornata tanto più essa si “consuma”.

Quindi, se possiamo fare affidamento su abitudini positive per le attività di routine, potremo assicurarci di esercitare la nostra forza di volontà sulle cose per noi più importanti e questo renderà più efficiente e mirato il nostro consumo di forza di volontà”.

Come possiamo allora prendere buone abitudini e perdere quelle dannose?

“Il primo passo per prendere buone abitudini è imparare a conoscere noi stessi, la nostra personalità e  i nostri schemi di comportamento.Sappiamo anche che i comportamenti abituali sono agevolati da certi contesti. Ecco perchè in assoluto il momento migliore per prendere o abbandonare un abitudine è mentre si è in viaggio, si comincia un nuovo lavoro, o si cambia casa. Il passo successivo è fare un piano preciso e impegnarsi a seguirlo ed è qui che il mio supporto come personal coach fa la differenza nel raggiungimento dei risultati prefissi”.

Quali consigli puoi dare a chi vuole cambiare le proprie abitudini?

“Anzitutto occorre stabilire il proprio obiettivo e regole chiare. Le regole aiutano a mantenere gli impegni con se stessi, anche quando la forza di volontà viene meno. Suddividere la giornata in momenti separati così da consentirci ad esempio, di ricominciare da capo al pomeriggio se al mattino abbiamo trasgredito le nostre regole. Lavorare in partnership con un coach oppure trovarsi un buddy, qualcuno a cui dar conto dell’impegno di cambiamento che ci si è assunto. Ogni piccolo cambiamento di routine può aiutare. Piccole modifiche ambientali, come spostare la sveglia lontano dal letto per alzarsi più presto, possono fare una differenza sorprendente. Non preoccuparsi delle piccole ricadute: una o due ricadute non hanno conseguenze durature. Per cambiare un’abitudine possono essere necessari fino a tre mesi, perciò cominciare quanto prima ed essere pazienti, insieme a non essere troppo severi nei propri confronti, è di fondamentale importanza per raggiungere questo obiettivo”.


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