Duo test durante la gravidanza: come funziona?

Duo test durante la gravidanza: come funziona?

I test di screening, dal momento che non sono pericolosi per la salute del nascituro, vengono comunemente prescritti alle donne incinte.

Tra questi esami prenatali non invasivi di recente acquisizione vi è l’impiego del duo test con cui è possibile, durante la gravidanza, stimare il rischio personale di una donna di avere un bambino con sindrome di Down o con trisomia 18. Come spiega il portale specializzato Tuttodonna.net, si tratta nello specifico di un test da eseguire tra l’undicesima e la quattordicesima settimana di gestazione, dall’alta percentuale di attendibilità (circa 80-90%), la cui esecuzione consiste nel prelevare un piccolo campione di sangue materno sul quale misurare due proteine di origine placentare: la β-HCG, ovvero la frazione beta libera della gonadotropina corionica; la PAPP-A (proteina plasmatica A associata alla gravidanza).

La valutazione delle due proteine placentari, β-HCG e PAPP-A, si esegue in associazione ad un esame ecografico: la translucenza nucale, la rappresentazione ecografica della fessura translucida a livello della cute nucale del feto. Il duo test non ha finalità diagnostiche ma è un’analisi di screening biochimico ed il calcolo del rischio statistico viene fatto da un software che individua così le gravidanze che presentano un alto rischio di nascita di un bambino affetto dalla sindrome di Down o da altre anomalie cromosomiche.

Sono necessari ulteriori approfondimenti di tipo diagnostico per confermare il sospetto: di fatto lo scopo del test non è quello di formulare una diagnosi ma solo di riconoscere i feti che presentano anomalie cromosomiche, in modo da eseguire delle indagini più approfondite nel corso della gestazione. In pratica, quindi, il duo test durante la gravidanza fornisce una sorta di filtro nella fase prenatale per poter riconoscere a partire dal primo trimestre di gestazione eventuali anomalie cromosomiche, in particolare la trisomia 21 (sindrome di Down) o la trisomia 18 (sindrome di Edwards), inoltre l’indagine consente di identificare alcune anomalie anatomiche come ad esempio le cardiopatie congenite o placentari.

Il test fornisce una stima delle probabilità che il feto possa essere affetto da anomalie cromosomiche, per cui se l’esame di screening identifica un profilo di rischio si deve procedere con delle metodiche di approfondimento a livello diagnostico per poter escludere o confermare il sospetto di anomalia cromosomica, in questo caso la donna viene sottoposta ad una villocentesi oppure ad un’amniocentesi.

 


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