Cosa sono le cellule staminali

Il grande dilemma che molte coppie si pongono a metà della gravidanza è quella di donare il sangue cordonale oppure no. Da quel momento partono infinite indagini, si consultano tanti medici e si leggono tanti articoli. Alla fine la decisione spetta solo ai genitori e a nessun altro. Molte ancora sono le ricerche e gli studi che si stanno effettuando, di sicuro un dato importante è che fino a qualche anno fa su 20 mila sacche solo 3.000 erano quelle utilizzabili, perché adeguate agli standard stabiliti a livello internazionale sulla concentrazione di cellule buone. Ad oggi il numero delle sacche utilizzabili stano aumentando perché le banche si stanno perfezionando sempre di più e l’esperienza che si sta facendo è sempre crescente.

Dal sangue del cordone ombelicale si prelevano le cellule staminali, ossia delle cellule che sono presenti in tutti gli organismi. Sono cellule speciali perché non sono differenziate e in base agli studi che si stanno effettuando potrebbero essere importante per risolvere alcune problematiche. La loro principale caratteristica è che si possono riprodurre in maniera illimitata e possono generare anche cellule precursori così da poter rigenerare importanti organi e tessuti.

Ci sono vari tipi di staminali abbiamo quelle fetali, ricavate da aborti, quelle embrionali, prelevate dall’embrione prima che si attacchi all’utero, quelle eterologhe, presenti all’interno dell’embrione e quelle del sangue cordonale. Queste ultime oggi sono molto diffuse come materiale biologo, non si conoscono bene i campi dove possono essere impiegate però di sicuro possono riprodurre cellule del sangue e quindi rappresentano una speranza per malattie ematologiche e quelle del sistema immunitario.

Per poter donare il sangue del proprio cordone occorre individuare una buona banca che raccoglie con una sacca il sangue e che vi dia delle garanzie sul trattamento e la conservazione. È un vero e proprio contratto che viene siglato con i due genitori. Questa raccolta può essere effettuata se la clinica o l’ospedale dove si partorisse lo raccolgono e sanno come comportarsi. Ci sono casi in cui il prelievo non viene fatto, ossia quando la mamma ha una temperatura corporea superiore a 38°, quando il parto avviene prima delle 34 settimana, quando ci sono delle malformazioni del feto e quando c’è uno stress fetale.


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